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Il Qi Gong e l'energia del cielo
articolo redatto dal Maestro Isidoro Li Pira
La concentrazione
L'esercizio del Qi Gong è una battaglia che vede coinvolti: l'esercito composto dai soldati (il corpo), i comandanti preposti a fare eseguire gli ordini (la respirazione) ed il capo supremo che decide in assoluto la tattica con la quale si muoverà il suo esercito (la mente).
Seguendo le teorie filosofiche, legate alla pratica del Qi Gong, nella mente è indicato come il terzo elemento, fondamentale perché l'esercizio stesso abbia luogo. Dalla mente dipendono la volontà, la determinazione, l'intuizione, riassunte in un unico concetto, appunto la concentrazione.
Da questa dipendono il controllo della postura, il ritmo della respirazione e la sensibilità d'ascolto necessaria a capire le molteplici manifestazioni del Qi.
La concentrazione interiore che induce allo stato di quiete è quindi l'impegno fondamentale del Qi Gong. I risultati degli esercizi sono determinati primariamente dal grado di tranquillità ottenuta. Quanto più profonda è questa, tanto maggiori sono gli effetti terapeutici. Per quiete si indica un atteggiamento sereno e calmo, senza distrazioni vaganti con il pensiero concentrato su un punto specifico, che può essere il Dan Tian o la respirazione stessa, con l'attenuazione degli stimoli esterni (come rumori e la luce) fino alla perdita, persino, del senso di locazione e di peso cioè quando la corteccia cerebrale attua un controllo protettivo completo. I modi più comuni per raggiungere la quiete si possono riassumere, come vedremo di seguito, in cinque diversi metodi. Indicativi per il principiante che nelle prime fasi d'approccio con il Qi Gong è determinato a sviluppare un forte controllo sul metodo, educando inconsciamente la propria mente a prendere possesso del corpo.
Concentrare la mente sul corpo
La mente si concentra fortemente su un punto determinato dell'organismo, che di solito è il Dan Tian; si deve cercare quindi di eliminare ogni altro pensiero che disturba, senza però preoccuparsene eccessivamente, purché si rinnovi lo sforzo quando occorre e si mantenga un senso di rilassamento e calma generale.
Concentrare la mente sulla respirazione
Concentrando la mente sul ritmo di respirazione e sui movimenti addominali, senza però volerli dirigere, è possibile raggiungere uno stadio di unità fra mente e respiro e conseguentemente quiete. Tale metodo è indicato nei classici come "la perfetta unione di Yin e Yang". Dove "Yin" identifica la mente che produce l'intenzione, mentre "Yang" è il dinamismo della respirazione.
Concentrare la mente contando i respiri
Una fase di respirazione completa (inspirazione ed espirazione) coincide con un respiro. Il conteggio volontario dei respiri da uno a dieci e così via da dieci a cento fino a disperdere il conteggio nel nulla, per raggiungere lo stato di flusso involontario della respirazione, quest'ultimo controllato costantemente dalla mente.
Concentrarsi sulla meditazione
La ripetizione di un testo, il più semplice possibile, in modo tale che un solo pensiero ne sostituisca mille, il pensiero corretto sostituisca quelli errati, per favorire così la quiete. Per es. meditare le parole "rilassamento e quiete" è uno dei più semplici per la maggioranza delle persone, che così facendo raggiungono quello stato di purezza mentale, di concentrazione e di serenità della mente. Il metodo trae spunto dai sistemi di preghiera adottato principalmente nei riti religiosi (es.: recitazione dei Mantra).
Concentrarsi ascoltando il respiro
Concentrarsi sul suono d'entrata ed uscita del fiato fino a quando si è in grado di non percepire nulla, raggiungendo così lo stato di Quiete.
Tra i cinque metodi sopra indicati, il praticante dovrebbe cominciare seguendo un ordine progressivo dal primo all'ultimo con l'esperienza, oppure perseverare su quello più affine alle proprie possibilità.
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 Tao

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